CRESCERE  TRA  PLURIAPPARTENENZE:  ADOLESCENTI  ADOTTATI  E  DI  FAMIGLIE NON TRADIZIONALI A SCUOLA  
di Livia Botta 
Ricercatrice ANSAS (Agenzia Nazionale Sviluppo Autonomia Scolastica) - nucleo Liguria  
Psicologa e psicoterapeuta (SGAI Società Gruppoanalitica Italiana)  
 
 
(Relazione  al  9° Congresso nazionale di  Psicoterapia  Psicoanalitica dell’Adolescenza “Adolescenti e adulti oggi”, promosso da AGIPPsA, Torino 1-3 ottobre 2010)  
 
 
 
 
Tra formazione e progettazione 
Il focus di questo contributo è la dialettica adulti-adolescenti così come si declina in ambito scolastico nella relazione insegnanti-alunni. Il vertice di osservazione è quello  della formazione degli  insegnanti, attività di cui mi occupo da oltre vent’anni: formazione alla relazione con gli alunni preadolescenti e adolescenti  (la  fascia d’età di riferimento è quella della scuola media e del  biennio della superiore, fase cruciale della crescita nella quale le turbolenze dell’età tendono a sottrarre all’apprendimento energie emotive e cognitive per impegnarle  altrove);  formazione  alla relazione adulti-adolescenti intesa come capacità di comprendere e sviluppare empatia, ma nello stesso tempo di mantenere la giusta distanza e di presidiare la posizione adulta.  
Negli anni, il mio lavoro con gli insegnanti ha alternato occasioni di approfondimento teorico, momenti di formazione esperienziale, analisi di casi, consulenze e affiancamenti a consigli di classe e singoli docenti alle prese con situazioni problematiche, ecc. Un’attività risultata particolarmente fruttuosa e gratificante per gli insegnanti è stata la progettazione condivisa di attività didattiche da realizzare nelle classi: percorsi che affrontassero in termini espliciti, facendone anche argomento di studio, tematiche attinenti al processo adolescenziale. Si è  trattato di  un’attività che ha consentito di rendere meno profondo il solco tra i bisogni conoscitivi degli adolescenti legati alle urgenze della crescita e i contenuti scolastici, risultando nel contempo assai arricchente  per i docenti, poiché progettare insieme prodotti didattici e successivamente confrontarsi sulla loro utilizzazione nelle classi e sulle ricadute sui processi di apprendimento si è rivelato un significativo fattore di crescita professionale.  
 
L’adolescenza è cambiata 
E’ stata soprattutto quest’attività di progettazione a indurre i gruppi di docenti con cui ho collaborato nel tempo a misurarsi con le rapide trasformazioni delle culture di riferimento dei loro  alunni adolescenti e delle forme stesse in cui l’identità di adolescente e il ruolo di studente vanno declinandosi.  
I progetti “Diventare grandi” e “Interagire con gli adolescenti”, grandi contenitori di proposte didattiche sviluppatisi a partire dalla fine degli anni ’80, si sono così modificati nel tempo, arricchendosi di contenuti nuovi e tralasciandone mano a mano altri ritenuti desueti.  In estrema sintesi, negli anni ci si è andati orientando verso proposte didattiche più attente alle diversità, sempre più curvate verso un’ottica plurale: capaci di tener conto, ad esempio, della complessità e contraddittorietà delle diverse “culture della crescita” in cui gli adolescenti che convivono  nelle medesime classi scolastiche sono immersi (basti  pensare alle profonde differenze tra la cultura islamica e quella latino-americana per quanto riguarda i modi di vivere l’ingresso femminile nell’età adulta), ma anche della non univoca e scontata declinazione dell’orientamento sessuale in cui può sfociare il percorso di ingresso nell’età adulta.    
Si è trattato di uno spostamento di ottica significativo, che nel tempo è andato misurandosi con una realtà (sia intrapsichica che familiare e sociale) assai più complessa di quella in cui era germinato il progetto iniziale: vuoi perché il contesto di allora fosse davvero più semplice, vuoi perché la lettura che se ne dava fosse più univoca e meno attenta alle sfumature. Ci si riferiva allora a paradigmi che ipotizzavano percorsi di crescita generalizzabili e ampiamente condivisi dalla globalità degli adolescenti, e l’attenzione e le proposte didattiche si focalizzavano su tematiche quali le trasformazioni biologiche e cognitive dell’adolescenza, la scoperta/costruzione dell’identità  personale, il valore evolutivo dei momenti conflittuali  col mondo adulto, ecc.  
 
Adolescenti adottati e di famiglie non tradizionali a scuola 
Il  viraggio verso la tematica “adozione”, individuata come focus del più recente lavoro di ricerca e progettazione del gruppo di docenti che coordino, ha all’origine il prender campo di un fenomeno che si configura come un’emergenza.   
Sappiamo che il ricorso all’adozione internazionale è  un  fenomeno in crescita e che, in controtendenza rispetto allo scenario mondiale che vede una loro diminuzione generalizzata, nel  nostro  paese le adozioni sono in aumento, al punto di fare dell’Italia, con circa 4000 ingressi all’anno, il secondo paese al mondo per numero di minori accolti (dati 2009). L’arrivo sempre  più frequente di bambini grandi e di preadolescenti ha come conseguenza che il primo inserimento a scuola avviene sempre più spesso nella scuola media. Sappiamo inoltre che anche quando un bambino è stato adottato da piccolo può accadere che problematiche connesse all’adozione si riacutizzino proprio negli anni della scuola media o dell’ingresso alle superiori.  Adolescenza e  adozione rappresentano il crocevia di due condizioni  critiche dell’esistenza, marcate entrambe dall’esperienza della discontinuità e della separazione; per gli adottati il processo si complica, e  in uno scenario che spesso è di malessere se non di vero e proprio disagio possono inserirsi difficoltà scolastiche e comportamenti oppositivi, un massiccio ricorso alla bugia o ai piccoli furti, episodi di rifiuto della scuola, può riaccenderci un temporaneo interesse per il paese d’origine e i coetanei della propria etnia, può ricomparire a scuola per brevi periodi l’utilizzo del vecchio cognome.   
Si evidenzia pertanto la necessità che gli insegnanti conoscano meglio la realtà adottiva e le sue  problematiche, per essere in grado di dare significato a comportamenti che potrebbero sembrare incomprensibili se non collocati in un corretto orizzonte di senso.   
D’altro canto la condizione di adottato è interessante in quanto si pone come paradigmatica di un’emergenza socio-culturale più ampia e diffusa, che ha a che fare con il concetto di pluriappartenenza, e che fa sì che un numero sempre maggiore di adolescenti si trovi alle prese con la costruzione di un’identità meticcia, che deve fare i conti con una pluralità di radici e suggestioni identitarie difficilmente integrabili, all’interno di ambienti culturali e familiari diversificati e complessi: si pensi agli adolescenti adottati  ma  anche  ai ragazzi che vivono in famiglie affidatarie, ai figli di coppie miste, ai ragazzi con famiglie monoparentali o ricostituite.  
 
Il Progetto “Adozione e scuola” 
Il  progetto “Adozione e scuola” ha preso il via dalla  presa d’atto di questa situazione  in evoluzione, e dalla constatazione del ritardo con cui la scuola si confronta con questa realtà mutata (le  antologie di scuola media, ad  esempio, continuano a proporre nei loro testi un’immagine di famiglia esclusivamente fondata sul legame biologico).  
Si tratta di un progetto di ricerca e formazione promosso dal nucleo ligure dell’ANSAS (Agenzia Nazionale Sviluppo Autonomia Scolastica), pluriennale  (2008-2011) e multiprospettico, che ha  come interlocutori gli insegnanti degli istituti scolastici liguri dei diversi ordini, i genitori adottivi, gli enti che a diverso titolo si occupano di adozione sul territorio regionale.   
Questi i suoi obiettivi: contribuire a diffondere nelle scuole una cultura dell’adozione intesa come uno dei modi di essere famiglia oggi e a definire modelli d’intervento condivisi  per l’integrazione scolastica dei ragazzi adottati; facilitare l’incontro tra insegnanti e genitori adottivi, per confrontare le reciproche aspettative e individuare insieme i bisogni  espliciti  e impliciti  degli studenti adottati; aiutare gli insegnanti a riconoscere e dare significato a eventuali segnali di disagio, problemi comportamentali, difficoltà cognitive che i ragazzi adottati possono incontrare nel loro percorso scolastico e proporre strategie per fronteggiarli; offrire suggerimenti per affrontare l’approccio alla storia personale e alle tematiche riguardanti la famiglia, la genitorialità, la costruzione dell’identità in adolescenza con modalità che tengano conto della storia pregressa dei minori adottati; sollecitare la costituzione di reti fra  diversi  soggetti (famiglia, istituzioni scolastiche, servizi socio-sanitari territoriali, enti autorizzati) per accompagnare con progetti concordati l’inserimento e l’integrazione  nel contesto scolastico dei ragazzi adottati.  
L’illustrazione dettagliata del  progetto e delle azioni realizzate finora è disponibile sul sito dedicato www.adozionescuola.it
  
Lavorare con i ragazzi, con gli insegnanti, con i genitori 
Nelle proposte di lavoro per i ragazzi si stanno privilegiando progetti didattici (percorsi di lettura, percorsi filmici) che stimolino la riflessione sulle realtà familiari complesse e articolate di oggi e sulle diverse declinazioni della genitorialità nel suo significato affettivo e progettuale. Lo scopo è quello di sostenere il senso di sicurezza e di appartenenza dei ragazzi che vivono in  famiglie non tradizionali, e di abituare gli altri a considerare con naturalezza tali realtà. Si sta inoltre sperimentando l’approccio autobiografico, come strategia che aiuti a integrare il  presente con il passato e a ricucire frammenti di vita disordinati  o rimossi.   
Con un gruppo misto di insegnanti, genitori, operatori nel campo dell’adozione si è invece lavorato all’elaborazione di un volumetto (Alunni adottati  in classe. Vademecum per insegnanti, Genova, ERGA Edizioni) rivolto agli insegnanti, che vuole diffondere la consapevolezza che esiste una specificità dell’adozione e aiutare gli operatori della scuola a superare  preconcetti  e inadeguatezze, a comprendere la realtà e i bisogni degli alunni adottati per poter interagire con loro nel modo più produttivo. Si tratta di uno strumento agile, un “assaggio” delle  diverse  problematiche, offerto come stimolo e innesco alla progettualità educativa e ad auspicabili pratiche autoriflessive. 
Ma forse più che il prodotto è stato interessante il processo che ha portato alla sua realizzazione, che ha visto il nascere e il consolidarsi di una rete collaborativa tra soggetti diversi,  a volte  portatori di punti di vista contrastanti, ma sempre ricomposti a partire dall’ascolto reciproco e dalla consapevolezza che per una buona crescita dei ragazzi adottati (ma forse di tutti i  ragazzi)  devono mettersi in gioco in prima persona tutti i soggetti che a diverso titolo e con diversi ruoli interagiscono con loro.  
 
 
 
BIBLIOGRAFIA  
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Farri M., Pironti A., Fabrocini C. (a cura di), Accogliere il bambino adottivo: indicazioni per insegnanti e genitori, Erickson, Trento 2006  
Giorgi S., Figli di un tappeto volante. Strumenti e percorsi per affrontare in classe l’adozione e situazioni familiari non tradizionali, Edizioni Magi, Roma 2006 
Guerrieri A., Odorisio M.L. , A scuola di adozione. Piccole strategie di accoglienza, Edizioni ETS, Pisa 2007  
Miliotti A., E Nikolaj va a scuola. Adozione e successo scolastico, Franco Angeli, Milano 2005 
 
 
Dr.ssa Livia Botta - Psicologa e Psicoterapeuta 
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