Livia Botta  
BUONE NOTIZIE PER LA SCUOLA 
(pubblicato in “Adozione e dintorni”, maggio 2013) 
 
 
 
Chi segue le notizie che compaiono su siti e forum che si occupano di adozione sa che negli ultimi mesi ci sono state importanti novità per quanto riguarda l'accoglienza e l'accompagnamento scolastico dei minori adottati. 
E' della fine del marzo scorso la firma del Protocollo d'Intesa tra il Ministero dell'Istruzione e della Ricerca (MIUR) e il Coordinamento delle Associazioni familiari adottive e affidatarie in REte (CARE), che corona l'impegno e la tenacia profusi negli ultimi anni dalle associazioni dei genitori per aprire un confronto a livello istituzionale con il MIUR, al fine di garantire il benessere scolastico delle bambine e dei bambini adottati. La firma del Protocollo rappresenta  un importante traguardo, premessa alla stesura di Linee guida nazionali che definiranno le soluzioni normative e organizzative in grado di assicurare l'accoglienza scolastica e la piena integrazione socio-culturale degli studenti adottati.  
Oltre alla stesura delle Linee guida, il Protocollo prevede l'istituzione  di  un  referente  presso ciascun Ufficio Scolastico Regionale per agevolare la progettazione e il coordinamento congiunto scuole-servizi delle attività a favore degli alunni adottati; l'organizzazione di percorsi di formazione per i docenti; un sostegno diretto già da subito alle scuole e  alle famiglie nell'individuazione di percorsi d'inserimento scolastico calibrati sui bisogni dei singoli studenti, anche attraverso l'interfaccia costituito dallo sportello virtuale messo a disposizione dal CARE. 
Contemporaneamente al procedere dei lavori del tavolo nazionale MIUR-CARE, anche a livello locale si stanno registrando interessanti novità. La progressiva diffusione nel mondo della scuola di una maggiore sensibilità alle tematiche adottive, unita all'ormai acquisita consapevolezza, nei servizi socio-sanitari che si occupano di adozione così come nelle famiglie e negli enti, della complessità del binomio “adozione-scuola”, stanno dando vita nelle singole realtà locali a due processi che originano in punti diversi del sistema, ma che sono  destinati a convergere.  
Da un lato assistiamo a un moltiplicarsi di intese interistituzionali volte a stabilire una sinergia progettuale e operativa tra istituzioni scolastiche, associazioni dei genitori, servizi sociosanitari.  E' il caso del Protocollo d'Intesa della Regione Veneto del dicembre 2011, di quello della provincia di Bolzano, dei documenti recentissimi di Monza e di La Spezia, per citare solo alcuni esempi. Tali Protocolli, simili nella loro ossatura, si propongono di promuovere reti di supporto e collaborazione tra scuole, famiglie e servizi;  di sensibilizzare le scuole alle tematiche dell'adozione mediante l'offerta di percorsi di formazione mirati; di sostenere la costruzione di climi di classe e di scuola favorevoli all'inserimento e all'incontro con la storia del minore adottato; di giungere alla nomina in ciascuna scuola di referenti per l'adozione che coordinino le varie fasi dell'inserimento, tengano i contatti con i diversi soggetti, si adoperino a garantire, se necessario, progetti ad hoc. 
Dall'altro lato singole scuole, alle prese con un numero sempre maggiore di alunni adottati nelle loro classi, riconoscono ormai quella adottiva come una situazione complessa, chiedono informazioni chiare e strumenti adeguati per fronteggiare eventuali problematiche relazionali o difficoltà di apprendimento dei loro alunni adottati; promuovono autonomamente momenti di formazione sulle tematiche adottive; prendono in considerazione gli alunni adottati tra i possibili soggetti con Bisogni Educativi Speciali a cui la scuola è tenuta a offrire, in base alla più recente normativa, una progettazione mirata. 
Certo non possiamo ancora parlare di una presenza omogenea di buone prassi e di Linee guida sul territorio nazionale. Siamo di fronte alla consueta diffusione “a macchia di leopardo” che ha caratterizzato l'avvio di tante innovazioni nella nostra scuola, ma le buone iniziative d'inclusione cominciano a essere più visibili e consistenti. Ed è significativo che si tratti in molti casi di azioni promosse direttamente dalle scuole, a differenza di quanto succedeva fino a non molto tempo fa,  quando lodevoli iniziative di inclusione erano più spesso proposte e gestite da soggetti esterni, su sollecitazione delle famiglie adottive. C'è solo da sperare che la scarsità di risorse di cui attualmente soffre la nostra scuola non vanifichi nella pratica quando si sta lentamente conquistando sul piano normativo e della consapevolezza! 
Si tratta comunque di un percorso ancora lungo e non privo di trabocchetti. Quando si parla di “specificità dell'adozione”, il rischio sempre in agguato è infatti quello di una categorizzazione, di  una  “etichettatura”  degli  alunni  adottati  che  potrebbe  avere  come  conseguenza un'omologazione di situazioni squisitamente individuali. Bambini e ragazzi adottati hanno evidentemente delle specificità che li contraddistinguono rispetto ai coetanei e di cui la scuola deve tener conto: le cesure della loro infanzia si ripercuotono in minore o maggior misura sull'autostima e sulle relazioni e richiedono che la loro storia personale sia trattata a scuola con grande cautela; la differenza etnica - nel caso delle adozioni  internazionali – è un fattore critico che richiede un approccio alla dimensione interculturale parzialmente diverso rispetto a quello proponibile per gli alunni che condividono con i familiari la diversa etnia; le adozioni di bambini in età scolare richiedono una valutazione attenta  della  classe  e  dei  tempi  d'inserimento  a  scuola  e  una  particolare  attenzione all'accoglienza e alle fasi di avvio della scolarizzazione.  
Ma per tanti altri aspetti gli alunni adottati hanno solo bisogno delle attenzioni richieste da tutti i bambini, nessuno escluso. E se per qualcuno di loro il percorso scolastico si presenterà accidentato e irto di ostacoli, per altri più fortunati potrà scorrere tranquillo, senza bisogno di interventi mirati. Se è dunque auspicabile un moltiplicarsi di Protocolli e Linee guida, bisognerà fare attenzione, sia da parte della scuola che delle famiglie,  a “non eccedere nell'uso” fino a far diventare gli alunni adottati una “categoria protetta”, piuttosto che soggetti che in qualche caso, in alcuni momenti, in alcune situazioni specifiche richiedono interventi mirati.  
Con queste precauzioni, il diffondersi di protocolli, linee guida, carte d'intenti non può che considerarsi positivo e auspicabile. Per i genitori sarà garanzia di standard minimi di accoglienza; li rassicurerà che quelle scuole, quelle reti territoriali sono sensibili alla problematica “adozione-scuola”, ne conoscono i contorni, sono in grado di  mettere in atto - se necessario - interventi mirati e competenti.  Per gli insegnanti  rappresenterà  la possibilità di arricchire le  proprie competenze professionali  e  il richiamo a un pensiero specialmente dedicato agli alunni che vivono una situazione esistenziale particolare, più o meno complessa ma comunque meritevole di consapevolezza e di cure specifiche sia da parte degli insegnanti che degli adulti in genere.  
 
 
Dr.ssa Livia Botta - Psicologa e Psicoterapeuta 
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