Crescere nella famiglia affettiva  
di Livia Botta  
 
Relazione a un ciclo di incontri con genitori di adolescenti , Genova primavera 2006 
 
 
 
Se vogliamo comprendere perché gli adolescenti di oggi sono così diversi da quelli di pochi decenni fa dobbiamo in primo luogo considerare i profondi cambiamenti che hanno modificato nello stesso periodo le relazioni familiari: vale a dire il passaggio dalla famiglia etica alla famiglia relazionale, dalla famiglia della regole a quella degli affetti
Quando parliamo di cambiamenti delle relazioni familiari ci riferiamo a un’evoluzione che ha preso il via a partire dagli anni  Settanta.  Il  contesto  di  riferimento  è soprattutto quello della famiglia urbana del nord Italia, la più studiata sotto questo punto di vista: stiamo dunque parlando di un modello di famiglia diffuso ma non necessariamente generalizzato, che può coesistere con realtà anche molto diverse (1).  
I cambiamenti a cui ci riferiamo si radicano nell’evoluzione del contesto socio-economico e culturale del nostro paese (la più marcata presenza femminile nel mondo del lavoro;  l’avvento della cosiddetta “famiglia lunga e stretta” caratterizzata dalla presenza di pochi figli e da un’alta percentuale di permanenza in casa dei genitori; la difficoltà d’ingresso nel mondo del lavoro per i giovani; la diffusione delle nuove culture del benessere e della soddisfazione, ecc.). Ma ciò non toglie che, contemporaneamente, i nuovi modi di impostare le relazioni familiari siano stati e siano fortemente voluti dagli adulti attuali, che tuttavia proprio a seguito di questi cambiamenti rischiano di trovarsi oggi di fronte a imbarazzanti difficoltà educative.  
 
Ma  cosa si  intende quando si parla del passaggio dalla famiglia delle  regole alla famiglia degli affetti? Ci si riferisce ad un cambiamento profondo, che riguarda gli scopi stessi della famiglia e le funzioni che le vengono attribuite.  
Quando gli attuali genitori di adolescenti  (non sempre però i genitori più giovani,  che possono aver già sperimentato in prima persona qualche precoce germoglio di questa “nuova famiglia”) parlano della loro famiglia d’origine,  tendono a descriverla come caratterizzata da un regime educativo tendenzialmente normativo, governata da precise distinzioni di ruolo, con relazioni genitori-figli più formali delle attuali, orientata ad una responsabilizzazione precoce della prole.  Una  famiglia, cioè,  in  cui  il  polo  normativo prevaleva  su  quello  affettivo,  esprimendosi  in  una cultura  educativa  basata  più  sulla  capacità  di sostenere la frustrazione che sulla soddisfazione dei bisogni.  
La  gerarchia che caratterizzava la famiglia, governata da un’autorità paterna ancora solida, forniva agli adolescenti la motivazione a spostare precocemente il  loro interesse all’esterno, alla ricerca di un’indipendenza e di una libertà sessuale che la famiglia del passato non consentiva: un “volgersi altrove” che spesso avveniva all’insegna della ribellione e dello scontro generazionale.  
Quando invece  i  genitori  degli  adolescenti  attuali parlano  della  loro  famiglia  di  oggi,  ne  danno  una rappresentazione assai diversa.   
Dalle loro parole emerge il quadro una famiglia che assegna un ruolo centrale all’esperienza genitoriale, che diventa il perno della sua  vita affettiva. Per effetto del  controllo delle nascite il figlio voluto, quasi scelto, diventa l’oggetto di un superinvestimento da parte dei genitori. La nuova famiglia tende dunque a rappresentare se  stessa come luogo privilegiato di accudimento e protezione; suo scopo fondamentale diventa quello di fornire amore e sicurezza ai figli, soddisfacendone ogni bisogno affettivo, economico e sociale.  
Questa situazione comporta alcuni vantaggi, quali una maggiore ricchezza affettiva, ma anche possibili inconvenienti, come la maggiore dipendenza e l’ambivalenza di  sentimenti  che  ogni  situazione  di contiguità emotiva genera.  
A questo nuovo modo di intendere scopi  e  funzioni  della  famiglia  si  somma  il  diverso  equilibrio  che  è venuto  sostituendosi,  negli  ultimi  decenni,  alla  rigida  suddivisione di ruoli della famiglia del passato: un equilibrio che si esprime in una relativa sovrapposizione di ruoli fra le figure parentali e che si traduce in una maggiore libertà nei rapporti  fra  i componenti della  famiglia,  in  una  maggiore  reciprocità,  in un'accresciuta disponibilità e apertura al dialogo.  
 
La crisi del padre come depositario dell’autorità e del potere ha consentito l’emergere, nelle nuove strategie affettive familiari, di un’inedita figura paterna capace di  affiancarsi  pariteticamente a quella materna  quale  responsabile e  garante  del  comune progetto generativo:  una  figura  più  amorevole  e  più pronta  all’ascolto,  che  non disdegna di svolgere una  funzione  affettiva  in  passato di  esclusivo appannaggio materno.   
La crisi dell’autorità del padre sulla scena della famiglia si radica sia nella crisi dei valori  paterni  sulla scena sociale sia, assai spesso, nel consapevole disinvestimento, da parte di entrambi i genitori, di valori che rimandano ad un padre autoritario e lontano che la coppia attuale è decisa a non replicare. Ma essa deriva anche da una perdita di potere reale che si evidenzia, ad esempio, nell’impossibilità di governare la  trasmissione  delle  “conoscenze  adulte”:  i mass media hanno  portato all’interno della famiglia una radicale democrazia  delle  informazioni,  ridicolizzando qualsiasi  tentativo  di  censura  da parte paterna o materna.  
La crisi dell’autorità paterna ha portato ad una maggiore democrazia affettiva nelle relazioni familiari. Ma può avere come conseguenza una più faticosa assunzione di responsabilità  di  ruolo  da  parte  dei  figli, che rischia di prolungare indefinitamente il passaggio dall’infanzia all’età adulta.  
Le funzioni del nuovo padre non appaiono più nettamente distinguibili da quelle di una madre, che, a sua volta,  ha  ceduto  il dominio esclusivo della comunicazione  affettiva  familiare, ottenendo in cambio competenze in aree in passato di esclusivo presidio paterno.   
La nuova madre è infatti una donna che ha spostato parte dei propri interessi all’esterno della famiglia, pur condividendo con il partner un importante investimento  affettivo sulla vit  familiare.  E’  una madre attenta all’indipendenza,  alla  realizzazione,  all’autonomia,  alla ricerca di risultati,  sia per se stessa  che per i figli.   
Grazie a questo nuovo ruolo, essa ha assunto in parte quella funzione di ponte fra famiglia e società che era in passato di esclusiva competenza maschile, così da essere nel rapporto con i figli sostanzialmente intercambiabile con il partner.   
Questa ridefinizione dei ruoli parentali può rendere talvolta ambivalenti e contraddittori i nuovi genitori, che non possono utilizzare  come  guida  e supporto nella assunzione del proprio ruolo il rimando alle vicende affettive e relazionali della propria famiglia d’origine.  Qualche  volta,  anzi,  la  preoccupazione  di distinguersi dai propri genitori è tale da indurli a fare delle scelte educative “contro”, finalizzate a sentirsi diversi piuttosto che ad individuare modalità relazionali più consone ai valori della propria famiglia.  
I nuovi genitori sono dunque solitamente disponibili e non troppo intrusivi, qualche volta più simili a figure fraterne attente e collaboranti che non alle figure paterne autoritarie o alle madri avvolgenti che temono di  replicare:  una  posizione  che,  quando non sconfina nell’astensionismo educativo, consente relazioni fondate sull’ascolto e la condivisione reciproca e sul rispetto dei singoli individui (grandi o piccoli, maschi o femmine che siano).   
 
Più critico appare tuttavia, rispetto al passato, il rapporto di questa nuova famiglia con l’esterno.  Si tratta di un rapporto con il sociale maggiormente marcato, rispetto al passato, da preoccupazioni e timori, dalla tensione a proteggere l’appartenenza e il legame all’interno del nucleo contro ogni tendenza centrifuga; un rapporto caratterizzato dalla  sfiducia,  da  fantasmi  che  spesso occupano  la  mente dei genitori come minacce incombenti.   
Il quadro complessivo entro cui ci muoviamo quando parliamo degli adolescenti di oggi è dunque quello di una cultura della famiglia contemporanea affettiva e tendenzialmente democratica  al suo  interno, ma barricata e difesa nei confronti di un esterno che ci si rappresenta come pericoloso.  
 
 
Lettura suggerita:  
G. Pietropolli Charmet, Elena Riva, Adolescenti in crisi, genitori in difficoltà, Franco Angeli 1995.  
 
 
 
NOTE 
(1) Osservatori  attenti  dei  mutamenti  nelle  relazioni affettive  della  famiglia  contemporanea  sono  da  vent’anni  i  ricercatori  del Minotauro,  istituto  milanese  che  opera  nel  campo dell’intervento e della ricerca sull’adolescenza secondo un modello di tipo psicoanalitico. Il presente contributo si rifà principalmente alle loro teorizzazioni. Per le loro pubblicazioni sull’argomento, vedi il sito www.minotauro.it 
 
 
 
 
Dr.ssa Livia Botta - Psicologa e Psicoterapeuta 
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