Il modello teorico-clinico gruppoanalitico  
 
 
 
La Gruppoanalisi è una corrente della psicoanalisi che dà particolare rilievo alla qualità strutturalmente relazionale della mente.   
Il modello teorico-clinico gruppoanalitico sviluppato dalla SGAI (Società GruppoAnalitica  Italiana) si  fonda su un'aggregazione selettiva di diversi segmenti teorici della psicoanalisi. Ha le sue radici storiche nel filone relazionale del pensiero psicoanalitico, i cui vertici più rilevanti, già presenti in alcune parti dell'opera di Freud, sono rappresentati principalmente dai contributi di Foulkes, Ferenczi, Fairbairn, Winnicott e Bion. Tali presupposti teorici sono andati progressivamente integrandosi con le prospettive aperte dal paradigma della complessità, fino a comprendere in un modello unitario l'orientamento ecosistemico, la fenomenologia ermeneutica, le più recenti acquisizioni nel campo della biologia genetica centrata sul concetto di autopoiesi.   
 
Questi  i  principali  assunti  teorico-clinici  che  caratterizzano  il  modello della  Società GruppoAnalitica Italiana, nell'elaborazione di Diego Napolitani:   
a) Il soggetto umano si costituisce sin dall'inizio "in relazione" a un gruppo originario. La mente  stessa  è  un  fenomeno  relazionale  trans-personale  e  trans-generazionale. Le interazioni tra individuo e ambiente sono dunque strutturali (non è concepibile un individuo se non in rapporto con un ambiente, né è concepibile un ambiente a prescindere da un individuo che lo concepisce) e  hanno il carattere  della  ricorsività (ogni  modificazione  che  si  produce  coinvolge  circolarmente  lo  stesso  agente  di  tale modificazione).  L'identità  individuale,  con  le  medesime  caratteristiche  strutturali  e ricorsive,  è  l'insieme di  interazioni  tra  l'ambiente  internalizzato  (l'Idem, termine  che indica l'insieme delle esperienze relazionali, affettive, intellettive sedimentate nella storia di ciascuno) e un principio auto-riorganizzatore (l'Autòs, cioè  la  disposizione attiva a riorganizzare il proprio rapporto col mondo) di tale ambiente interno.   
b)  La  pratica clinica gruppoanalitica si contrappone alla tendenziale replicatività  (la "coazione a  ripetere")  dei  dispositivi  coscienziali e  affettivi  appresi  dall'ambiente originario (le matrici familiari). Essa può definirsi come una co-costruzione interpretativa, in cui brani di vita del paziente e brani teorici dell'analista si integrano in una relazione e in un percorso  di  conoscenza  e cambiamento  costruttivi  e  accrescitivi per  entrambi.  Rispetto  ad  altre  pratiche  terapeutiche  più  linearmente  causaliste,  la Gruppoanalisi è più aperta e attenta a individuare le possibilità emergenti, a cogliere gli sprazzi  di  creatività  che  possono  innescare  i  cambiamenti  aprendo  ponti  verso  il  "non ancora".   
c) Il prefisso "gruppo" del termine Gruppoanalisi non si riferisce a un tipo di setting ma piuttosto al termine "gruppalità interne" (l'ambiente internalizzato di ciascun individuo, le reti transpersonali in cui è immerso, siano esse diacroniche  -  le  sedimentazioni multiple  dei  modelli  relazionali  dei  gruppi  familiari  di  origine  -  che sincroniche -  la famiglia e l'insieme delle relazioni attuali). Ciò implica che questa pratica analitica non è vincolata a un setting gruppale, in quanto l'analisi delle interazioni  tra l'ambiente internalizzato e i principi  auto-riorganizzatori del soggetto può essere svolta sia in un contesto di gruppo che in quello duale.        
 
 
Maggiori informazioni  sul  modello  teorico  gruppoanalitico  sul  sito  della  SGAI  (Società Gruppoanalitica Italiana) www.sgai.it 
 
 
 
Dr.ssa Livia Botta - Psicologa e Psicoterapeuta 
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